L’amor cavalleresco ai tempi della Biondi

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https://fuoriposto.com/site/la-giusta-mezura-flavia-biondi-rimedio-alla-crisi-dei-trentanni/

Io adoro Flavia Biondi e non ci posso fare niente.

Quello che pubblica mi scatena qualcosa dentro.

Non è semplice ammirazione, è una comprensione che poche volte ho sentito per uno scrittore.

Ma partiamo dal principio.

Ho scoperto Flavia Biondi durante il Lucca Comics and games del 2017 mentre girovagavo tra i vari stand come mio solito. Raggiunto lo spazio dell’editore Bao mi sono fermata a spulciare le varie proposte in mostra.

Per una volta nella vita mi sono ritrovata a giudicare un libro dalla copertina e sono molto felice di averlo fatto. Si perché la graphic della Biondi era esattamente nelle mie corde. Un’edizione cartonata, di quelle semplici ma belle con un sapore un po’ antico e un tocco femminile. Mi dava l’impressione di essere una di quelle prime edizioni di cui sono tanto ossessionata ed il colore era la cosa che mi piaceva di più in assoluto: era tutto blu, il fuori, il dentro, era una tonalità di blu che mi aveva colpito, mi ricordava un sentimento, un’emozione: la nostalgia.

Leggendo la graphic novel mi sono resa conto che il mio interesse era stato catturato da un validissimo lavoro che apriva, per me, uno specchio, su un’autrice che nascondeva una spiccata sensibilità.

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http://www.finzionimagazine.it/f/giovani-spaventati-guerrieri-i-maestri-del-nulla-di-flavia-biondi/

La Giusta mezura parla d’amore, un amore autentico, difficile.

Manuel e Mia sono due trentenni che stanno insieme da una vita ed è così difficile crescere insieme ad un amore….

Si perché quando l’amore inizia tutto è meraviglioso, irrefrenabile, ma nel corso del tempo le persone cambiano e non è mai scontato che la complicità che ti lega a qualcuno riesca a crescere con te.

I due affrontano tutti i problemi tipici dei giovani adulti della nostra società: il precariato, condividere casa e affitto con altre persone in una grande città, coltivare sogni nel cassetto che ti puoi permettere di coltivare soltanto nella parte della giornata che non è dedicata ad un lavoro che fai solo per la sussistenza, cercare di trovare la propria strada lavorativa e combattere contro la frustrazione di non averla ancora trovata.

Come può l’amore contrastare questo senso di difficoltà nel condurre un’esistenza incerta, in-appagante, che ti costringe all’immobilità?

La narrazione si articola in due differenti vie, quella reale dove anche le composizioni stesse e la lettura del romanzo sono più schematiche, razionali, quadrate e il mondo fantastico che nello specifico è quello che Manuel racconta. Si perché l’aspirazione di Manuel è quella di fare lo scrittore e la Biondi ci accompagna nel suo mondo fatto di cavalieri, dame e prove d’amore, riuscirà Decimo ( il protagonista della storia dentro la storia) ad ottenere l’amore di Ludovica? Riuscirà a capire di quale sostanza è fatto il vero amore?

Le tavole che accompagnano questa seconda storia sono bellissime, personalmente trovo che Flavia Biondi abbia davvero fatto un ottimo lavoro sia come sceneggiatrice che come artista. Ho trovato molto toccante il finale di questa grande avventura che è intrisa di quotidianità e speranza e ve la voglio riproporre.

La pagina seguente sono i comici in TV che prendono in giro la moglie che gli rompe le palle. Le chiacchiere da bar su quella stronza che ti aspetta a casa. Le lamentele con le amiche su lui che non pulisce mai. I figli. L’amante. Il divorzio. Rifarsi una vita. Ma che c’era nel mezzo? Come si è passati dal prima al poi? Dov’è che l’amore sbaglia e diventa sopportazione? Là nel mezzo c’è l’umanità. La nostra limitatezza nell’essere solo persone. C’è la storia vera, il capitolo per cui serve uno sforzo per trovare l’ispirazione…

Un romanzo ( grafico) che racconta un’epoca, la nostra, vista con gli occhi dei giovani adulti di oggi, l’epoca dell’impegno, della costanza, del sacrificio.

Flavia Biondi
https://baopublishing.it/autori/flavia-biondi/

Flavia Biondi

 

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The man in the high castle

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The man in the high castle, l’uomo nell’alto castello o come lo conosciamo meglio nel nostro paese La svastica sul sole è un libro di Philip K. Dick scritto nel 1962. Nonostante non abbia mai amato lo sci-fi nel senso stretto del termine era da molto tempo che volevo dargli un’opportunità. Considerato un precursore, Dick ci accompagna dentro la sua narrazione visionaria e apocalittica sfidando tutte le regole della fantascienza classica. La sua narrazione fa riferimento, infatti, ad una fantascienza che potremmo definire sociale e nei suoi libri affronta criticamente molti aspetti della nostra società, passata e presente in chiave alternativa, senza necessariamente inserire aspetti tipici dell’immaginario legato a questo tipo di letteratura.

Ne sono un chiaro esempio A Scanner Darkly che affronta il tema delle dipendenze o Do Androids Dream of Electric Sheep? dai quali sono stati tratti famosi film come l’omonimo A scanner Darkly e Blade runner.

La svastica sul sole non è ambientato in un futuro lontano ma in un universo alternativo dove i nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale e insieme ai giapponesi si sono spartiti l’intero pianeta. I fatti sono ambientati negli U.S. dove le montagne rocciose (territorio neutrale) fanno da spartiacque tra l’occidente, sotto il dominio giapponese e l’oriente di dominio nazista.

Il libro offre innumerevoli spunti di riflessione ed ha tutte le caratteristiche metanarrative di un libro dentro ad un libro. Il protagonista principale degli eventi è infatti un romanzo il cui titolo è La cavalletta non si rialzerà più che narra a sua volta di un mondo altro dove gli alleati la guerra non l’hanno persa.

Un trip camaleontico nel quale ciò che siamo leggendo non è mai accaduto ma dove i protagonisti hanno a che fare con un libro che narra in qualche modo i fatti che sono avvenuti nella nostra realtà…… AIUTO!

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https://geektyrant.com/news/2010/10/7/ridley-scott-to-adapt-the-man-in-the-high-castle.html

l’idea è geniale, la realizzazione un po’ meno.

Forse perché non sono un’amante del genere l’ho trovato a tratti di difficile comprensione fino a risultarmi noioso in qualche passaggio. Risulterò sicuramente impopolare se affermo che per quanto infedele al romanzo originario ho trovato molto più approfondita l’omonima serie televisiva che vi consiglio vivamente e della quale forse vi scriverò.

Leggendo La svastica sul sole, infatti, si ha come l’impressione che il plot avrebbe potuto avere molte più potenzialità di quelle che effettivamente Dick ha sfruttato, buttando là nel piatto spesso cose che poi non hanno un seguito o non conferendo ai personaggi principali una caratterizzazione adeguata alla loro potenziale epicità.

Spezzando una lancia a favore di Dick vanno però considerati gli anni ed il contesto nei quali viene pubblicato il libro. Agli inizi degli anni ‘60 la fantascienza era ancora un genere sottovalutato, i più non la consideravano neanche come un prodotto culturale ed anche nell’entourage degli appassionati Dick fu considerato inizialmente una sorta di outsider proprio per la sua narrazione distopica sulla società a discapito degli elementi tipici dello sci-fi.

Ve lo consiglio? Perché no, armatevi di pazienza e di intere pagine sullo I CHING e ne verrete ripagati.

Interessante l’introduzione di Paggetti dell’edizione Fanucci editore che spiega come Dick metta in relazione ciò che è stato e ciò che poteva essere, una morsa implacabile dell’apocalisse passata e futura.

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Gerald Durrell, quando a vincere è la semplicità

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Gerald Durrell durante gli anni passati sull’isola di Corfù

Scelgo accuratamente le mie letture ed è molto raro che mi faccia trasportare da un impeto di curiosità per i miei acquisti. Tuttavia ci sono dei periodi dove ho necessità di sperimentare qualcosa di nuovo.Il libro di cui vi parlerò è il frutto di un incontro letterario casuale avvenuto solo per la necessità di comprare qualcosa di sconosciuto. In quanto amante dei libri, adoro le librerie e passarci del tempo. In un pomeriggio in una di queste mi sono trovata a spulciare un libro Adelphi (di solito comunque una sicurezza) La mia famiglia e altri animali ( in origine My Family and Other Animals) di Gerald Durrell che non avevo mai sentito nominare prima.La copertina mi piace, la sinossi anche, lo compro.

Dalle prime pagine è subito amore. Durrell, zoologo britannico molto popolare ed amato, ci racconta la sua infanzia nell’isola di Corfù facendoci respirare un’aria di estrema genuinità. L’alternarsi di descrizioni scientifiche anche piuttosto dettagliate con gli avvenimenti della quotidianità della famiglia Durrell sono azzeccatissimi ed il contorno che l’autore crea anche.

La famiglia di Gerry ( Gerald da piccolo) sembra a tratti esageratamente caratterizzata ma è proprio questa recitazione di ruoli che crea l’occasione per alcuni dei momenti più divertenti del libro. La narrazione di Durrell è pulita, genuina, amabile e ci cattura immediatamente immergendoci in una Corfù colorata, magica e un po’ stramba. Un paradiso terrestre della natura che offre il pretesto per una comicità innata.

Il racconto di Durrell ha il sapore delle avventure che si raccontano davanti al fuoco ai nipoti, racconti che iniziano con frasi come “ Sai, quando ero giovane….” e che poi si perdono tra la fantasia e la realtà.

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Gerald Durrell 

È proprio questa aria fiabesca che si respira per tutto il romanzo la vera forza del racconto, più di una volta mi sono trovata a pensare se ciò che stavo leggendo fosse realtà o pura narrazione, alla fine ho deciso che non mi importava affatto.

Dietro al libro si legge :

“Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro.”

Un vero “Circo ambulante al completo” che non potrete far a meno di adorare.

Fondazione Durrell per la tutela della natura

 

Un giorno ideale per i pesci banana?

Il cavalier rampante con il quale mi piace iniziare questa nuova avventura è uno dei miei scrittori preferiti, unico forse, nel mondo, capace di regalarci così profonde sfumature all’interno dei suoi romanzi e racconti.

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http://www.siobhan-gallagher.com/new-blog/2014/4/26/franny-and-zooey

 

Sto parlando del mio caro J. D. Salinger per il quale sono letteralmente impazzita quando ero adolescente e che continua, con l’età, a regalarmi gioie inaspettate. Il libro del quale parlerò non è però il suo famosissimo The Catcher in the Rye , acclamato a ragione dal pubblico come una rivoluzione copernicana, ma il più sconosciuto Franny e Zooey.

Franny e Zooey è uno di quei libri che non parla di niente, ma che spalanca un mondo interiore variegato e denso di estrema profondità. Inizialmente pubblicati come racconti separati (Franny nel 1955, Zooey nel 1957 entrambi sul New Yorker Magazine) viene pubblicato nel 1961 unificando i due componimenti. Il romanzo fa parte del mondo immaginato da Salinger riguardo alla famiglia Glass che gli appassionati avranno certamente conosciuto nei nove racconti con A perfect day for bananafish, racconto di rara bellezza. Come moltissimi grandi scrittori, Salinger crea nei suoi racconti o romanzi, mondi immaginari intersecati finemente tra loro. Franny e Zooey sono rispettivamente la più piccola ed il più piccolo dei fratelli Glass. Bambini, ormai ragazzi, prodigio che per la prima volta si scontrano con la disillusione.

Salinger che amava così tanto raccontarci quella sensazione di inadeguatezza delle classi medio borghesi americane non si smentisce neanche questa volta e con la sua scrittura pungente ci accompagna in un “monologo” interiore simile ad un flusso di coscienza.

Quello di Franny e Zooey è un mondo dorato dove la futura classe dirigente americana è nauseata nel rendersi conto della propria infelicità.

Salinger ancora una volta ci delizia con uno sguardo attento sull’animo umano e sulla società al tempo stesso, mettendo sul piatto l’interiore con ciò che c’è fuori.

Se l’analisi della coscienza umana è tipica del ventesimo secolo infatti, leggendolo forse ci troverete molto della nostra società che plasma sempre più anime derelitte ed insoddisfatte alla ricerca continua di qualcosa.

Mi sento di consigliarvi questo gioiello sull’animo umano che si avvicina, a mio parere più ad un trattato di filosofia che ad un racconto.

Salinger è come sempre abilissimo nello scavare nell’animo umano.

I castelli di carta ( e i cavalieri rampanti)

Spesso mi trovo a pensare a quanto sia particolare l’esperienza di ognuno di noi, a quanto ciò che viviamo sia esclusivamente nostro, esclusivamente personale. I mondi che creiamo con la nostra percezione sono infiniti, pieni di particolari che solamente noi riusciremmo a notare, pieni di sensazioni che saranno per sempre esclusive

. Secondo questo punto di vista siamo gli esseri più solitari del pianeta, un intelletto sviluppato che mantiene la sua individualità. La letteratura, e l’arte in generale, mi ha da sempre affascinato. Un tentativo di esprimere ciò che proviamo, ciò che ci colpisce, ciò che il nostro cervello immagina. Nel corso della storia, l’umanità ha prodotto un enorme quantitativo di mondi, storie, racconti condivisi, interpretati, amati ed odiati.

I castelli di carta sono il simbolo di ciò che è reale esclusivamente per noi e nella nostra immaginazione, sono qualcosa di reale ma di etereo allo stesso tempo, hanno una fragilità intrinseca che può essere abbattuta da un solo soffio di vento, ma allo stesso tempo hanno una potenza incredibile nel creare nella nostra mente un simbolo di fantasia, più vero di qualsiasi altra cosa.

Proprio per la mia smodata passione verso la letteratura, verso il fantastico e l’immaginato, ho deciso di creare il mio piccolo castello di carta dove cercherò di esprimere la mia opinione sui mondi che tanto amo e che tanto mi hanno colpito, e cercando di dar voce a quei cavalieri rampanti che questi mondi li hanno creati, per tutti noi.

Buona lettura